La lunga rincorsa di Fabio Grosso

Il nome di Fabio Grosso, difensore del Palermo, era sconosciuto ai più all'inizio dei Mondiali. E lo sarebbe forse rimasto, senza la clamorosa autorete di Zaccardo contro gli Stati Uniti e il doloroso infortunio di Nesta contro la Repubblica Ceca. Questi furono i guai che convinsero Lippi a cambiare assetto in difesa: come sempre, i guai non vengono per nuocere e questi spianarono la strada alla discesa in campo di Marco Materazzi e di Fabio Grosso, con i risultati che tutti sappiamo.

Se avessero detto a Fabio Grosso all'inizio dei Mondiali che avrebbe giocato qualche minuto, avrebbe subito firmato per una simile eventualità. E se gli avessero detto che poche settimane dopo avrebbe portato gli azzurri alla vittoria (compresa la copertina del Time Magazine), non ci avrebbe mai creduto.

Ma più che dell'ormai famoso rigore concesso per la sua caduta contro l'Australia (e ripeteremo per secoli che esiste il fallo da ostruzione, solo gli ottusi in malafede continuano a protestare riguardo a un contatto che è ininfluente ai sensi del rigore), rigore trasformato poi da Totti e che ci portò ai quarti di finale contro l'Ucraina; più che del famosissimo gol alla fine dei tempi supplementari in semifinale contro la Germania (la cui celebrazione di gioia da parte di Grosso ricorderà a molti il famoso urlo di Tardelli, 24 anni prima, ai mondiali di Spagna); quello di cui vogliamo parlare è l'ultimo rigore nella serie decisiva, nei finali contro la Francia. Questo ragazzo ha preso su di sé la pesantissima responsabilità di calciare il quinto e ultimo rigore, pur sapendo che da vent'anni ormai la nazionale azzurra viene eliminata ai mondiali pur senza perdere una partita nei tempi regolamentari: la lotteria dei rigori ci ha fatto perdere la semifinale del 1990 con l'Argentina (con l'incubo di Goycochea e gli errori di Serena e Donadoni); la lotteria dei rigori ci ha fatto perdere la famosa finale del 1994 contro il Brasile a Pasadena, dove tutti stanno ancora cercando il pallone calciato al cielo da Roberto Baggio (sfortunato al tiro, come Baresi che pure era rigorista eccezionale); la lotteria dei rigori ci ha fatto perdere i quarti di finale del 1998 contro la Francia (lì fu Di Biagio a sbagliare). Per non parlare dei Golden Gol incassati agli Europei del 2000 e ai Mondiali del 2002 che ci portano a una serie incredibile di titoli continentali e mondiali falliti senza perdere sul campo nei tempi regolamentari. Questo è il senso della lunga rincorsa di Fabio Grosso. Il nostro quinto rigorista era sicuramente conscio del fatto che non si poteva più fallire. E infatti, come vedete in questi questi due bellissimi video qui e qui, il lungo rigore di Fabio Grosso colorò di azzurro il cielo di Berlino.